Partnership Pubblicizzata con GAGGIA Milano

Hosted by Nicola Gallizia

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Nicola è il settimo ospite di HOME RITUALS, il progetto in collaborazione con GAGGIA Milano realizzato con Barbara Mantovani, in cui Casamenu racconta un tipico rito quotidiano: la pausa caffè.Ci troviamo tra le colline del Monferrato, in Piemonte, in una grande villa circondata dal verde, interrotto solo da una stretta strada ai cui margini crescono centinaia di iris dai petali di seta arricciata, di bellissimi colori. Poche case, pochi vicini, poche macchine, anzi nessuna, e la sensazione delle vacanze in famiglia, passate nei prati a passeggiare, tornando a casa per ritrovare zii e cugini, amici e invitati, già seduti all’enorme tavolo in cucina. Una casa di grande fascino su cui Nicola, architetto specializzato in progetti residenziali, di hospitality e art direction ha operato una ristrutturazione conservativa mantenendone tutto il fascino d’epoca e i ricordi della storia di famiglia, aggiungendo pochi tocchi alle centinaia di bellissimi arredi e oggetti sedimentati di generazione in generazione.

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Nicola, chi sei e cosa fai? “Sono milanese, ho sempre avuto una passione per il design, la cucina, la lettura e il giardinaggio. Sempre più convinto che design e architettura debbano essere reimpostate in termini di sostenibilità sia ambientale che umana, i miei progetti tengono sempre conto di questi due principi, ormai imprescindibili, che ci aiuteranno a lasciare un pianeta meno compromesso alle generazioni future.”

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Che storia ha questa casa?È un complesso cinquecentesco, immerso tra colline di viti e noccioleti, è sempre stato abitato dalla mia famiglia, milanese da generazioni.I vari edifici che compongono questa dimora misurano circa 400 metri quadrati. Nel corso degli ultimi anni abbiamo proceduto alla ristrutturazione e all’ammodernamento di alcune delle sue parti, facendo particolarmente attenzione ai dettagli. In ogni modo, la struttura rettangolare tipica del Monferrato è rimasta invariata.Negli arredi, la casa racconta del suo proprietario, e cioè del mio lavoro e delle mie passioni, con una collezione di mobili firmata dai più grandi maestri del design e vasi-scultura che danno vita ad accostamenti contemporanei sorprendenti, quasi fossero delle moderne nature morte."

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Che cosa rappresenta per te questo casale? “È un vero e proprio scrigno di valori inestimabili. Primo tra tutti, la memoria, caratteristica che fa sentire mio questo luogo: qui, infatti, riecheggiano le storie della mia famiglia, un affresco vivo che affonda le sue radici nei secoli, per la precisione nella seconda metà del Cinquecento, e che si dipana fino ai giorni nostri. Visto che si trova a circa un’ora e un quarto da Milano, cerco di venire qui molto spesso per ritrovare la pace, ascoltare il silenzio, essere a contatto con la natura e i suoi ritmi, tutti elementi indispensabili per alimentare la creatività.”

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Come sei intervenuto durante la ristrutturazione?“La ristrutturazione è stata molto rispettosa, la struttura lineare esterna è infatti rimasta intatta. Volevo mantenere vive le tracce del passato, quindi si è trattato di un intervento mirato ad adeguare gli spazi alle abitudini di vita attuali, oltre che a esigenze energetiche e funzionali più contemporanee.La casa è edificata secondo la tradizione locale, con murature in mattoni e volte portanti. Si sviluppa su più livelli offrendo una suggestiva varietà di spazi.Al piano terra, la zona giorno si articola in un susseguirsi di ambienti fluidi e connessi, senza la rigidità di corridoi. Ospita la cucina con l’adiacente zona pranzo, accoglienti salotti per momenti di relax e di conversazione e, poi, i porticati che fungono da trait d’union tra il dentro e il fuori. A seconda delle stagioni, questi ultimi si trasformano in veri e propri spazi abitabili o in suggestive cornici che ampliano visivamente gli ambienti interni verso il giardino.I piani superiori, riservati alla zona notte, offrono un’atmosfera intima e raccolta, con sale dedicate alla lettura, alla musica e al silenzio. Qui ci si ritira per godere appieno di momenti di quiete e di rilassamento.La cucina ha mantenuto le caratteristiche originali che uniscono funzionalità e convivialità, che amo, esattamente come l’avevo sempre desiderata. Sognavo un ambiente neutro e inondato di luce capace di adattarsi a scenari diversi e di accogliere il naturale caos di una grande cucina da vivere. Il pavimento in resina crea una base omogenea e luminosa, mentre le pareti e i mobili bianchi amplificano la sensazione di spazio e di ariosità.”

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Cosa non può mancare in cucina? Un coltello giapponese e una tavolata di buongustai!” Hai un’ossessione in cucina? Qui tocchiamo un punto dolente. Ho l’ossessione per le posate, che secondo me non bastano mai. Ne faccio incetta in tutti i mercatini che mi capita di visitare. In questa zona del Piemonte ne organizzano tantissimi, di conseguenza la mia ossessione continua…Oltre alle posate, posso dire di avere un’ossessione anche per gli oggetti da cucina. Infatti, non torno mai da un viaggio senza averne qualcuno in valigia. Mi piacciono gli oggetti legati alle varie tradizioni culinarie che incontro, soprattutto all’estero.Nella mia cucina tutto dialoga e si esprime in un linguaggio eclettico ricco di contaminazioni, che si ritrovano anche nei complementi: un mix di oggetti antichi, moderni e di design iconico. La mia tavola è un melting pot dove Wedgewood incontra la ceramica giapponese, gli argenti della dispensa di famiglia, la paglia intrecciata del sudamerica e i vetri finlandesi. Come illuminazione, ultimamente utilizzo anche una lampada senza fili che ricrea l’atmosfera della luce di una candela.” Hai un oggetto del cuore in cucina? “Sì, tengo tantissimo a un vaso di vetro giallo di Napoleone Martinuzzi.”

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Quanto incidono design e tecnologia?“Amo circondarmi di oggetti nei quali design e tecnologia formano una sintesi equilibrata. Non sopporto tutto ciò che è inutile.” Hai una macchina per il caffè: come deve essere? “Da sempre ho una caffettiera disegnata da Richard Sapper per Alessi, oggetto di design di grande eleganza, che però non uso più da quando ho l’induzione.Dal momento che la cucina e il ricevere sono per me fra le gioie imprescindibili della vita, ho scelto una macchina automatica Gaggia, che mi permette di offrire ai miei ospiti un caffè personalizzato, una “bespoke cup of Italian coffee”. A parte la praticità e la semplicità delle opzioni, mi piace anche la sua estetica.”

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Hai un ricordo o un aneddoto legato al prendere il caffè?Mi diverte sempre pensare ai tanti caffè “Nicola” sparsi in giro per tutto il Portogallo, paese che amo molto. Di fronte alla tazzina che porta il mio nome provo sempre un’emozione speciale.” Bere il caffè a casa è un’esperienza diversa dal berlo al bar, ci racconti il perché porti quotidianamente questo rito dentro casa?Il caffè preso a casa è un momento intimo e introspettivo, molto diverso dalla socialità di una tazzina al bar.”

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Il momento che dedichi al caffè è un rito quotidiano?“Sì, è un rito che fa parte della mia mattina perché è un momento sospeso, dove ancora sogno e realtà dialogano tra loro. Spesso è il momento in cui mi vengono le idee più inaspettate.” Come lo prendi e quale scegli? “Rigorosamente senza zucchero, con un sapore forte e deciso. Aggiungo sempre un goccio di acqua fredda e, anche se mi rendo conto che per molti intenditori questa è un’eresia, con questa “correzione” il mio palato gode di più dell’aroma. Di solito assaporo un espresso che prendo in piedi, quasi sempre guardando fuori dalla finestra.Quando sono a casa, invece, mi concedo sempre un caffè speciale, che faccio aggiungendo un po’ di crema di nocciole e cioccolato prodotta dall’azienda di famiglia che coltiva e trasforma nocciole biologiche del Monferrato.”

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Ci piace l’idea che ci ha dato Nicola con il suo espresso alla crema di nocciole!Lo abbiamo riprovato anche una volta tornate a casa, usando sempre la crema prodotta dall’azienda agricola della sua famiglia, la Gentile Brusasca, un aggettivo che si riferisce alla nocciola, la tonda gentile trilobata, regina del Monferrato. Purtroppo, senza i bicchierini da cordiale vintage tutti spaiati, l’effetto visivo è stato diverso, ma caffè e cioccolato alla nocciola si amano, è evidente. Grazie Nicola del consiglio e per averci ospitate in questa villa meravigliosa.Ci ha entusiasmate a tal punto che con la tua cucina abbiamo toccato il record di numero di foto dedicate a un ospite. C’era talmente tanto da osservare e da raccontare, eppure, credici, avremmo potuto continuare ancora. Perchè questa cucina è oggettivamente incredibile, non solo per le dimensioni, ma anche per la quantità di oggetti provenienti da tempi e posti diversi che li rendono unici.Abbiamo trovato persino una seggiolina per allattamento disegnata da Gio Ponti, il nostro pezzo preferito della casa!Abbiamo reso l'idea?

CONTATTI 

Nicola Gallizia Design Studio
Viale Coni Zugna 40
20144 Milano

info@nicolagallizia.it

 

Azienda Agricola Gentile Brusasca

info@gentilebrusasca.it

 

MACCHINA MANUALE PER CAFFÈ – GAGGIA MILANO

Modello: macchina Accademia Stainless Steel.

 

 

CUCINA

Prototipo del modello “Banco” di Dada in teak ed elementi in acciaio che ricordano le cucine degli alberghi. I piani sono in marmo e il grande lavello è scavato da un blocco unico in pietra bianca.

Barattoli con in vertro con tappo nero di Ittala.

Lampada da tavolo in alabastro, oggetto di famiglia.

Sedie scompagnate provenienti da varie case di famiglia, in stile Liberty.

Appesa davanti alla finestra in corrispondenza del lavandino c’è una campanella che viene suonata per avvertire che la tavola è pronta.

Miscelatore Tara Ultra di Dornbracht.

Sulla madia bianca: specchio in stile Direttorio, oggetto di famiglia; quadro con fondo oro di Matteo Gianiacovo; vaso in vetro verde, Ritagli di Fulvio Bianconi per Venini, vaso trasparente collezione Augusto Bianco con iris blu germanica dal giardino di Nicola.
Sulla cassettiera in legno, vaso ikebana giapponese, in bambù.
Accanto alla cassettiera, sedia Superleggera per allattamento, di Gio Ponti.

 

STUDIO – SALOTTINO DEL CAFFÈ

Modello di Duomo di Milano in legno traforato, realizzato dalle suore di un convento di Monza nei primi del Novecento.
Tappeto Hem di Molteni disegnato da Patricia Urquiola.
Vaso bianco e nero sul camino, disegnato da Ettore Sottsass per Bitossi.
Poltrona in pelle nera, Vivette di Luca Meda per Molteni&C.
Modello in gesso bianco di una zuppiera Ginori, accanto alla poltrona della nonna.
Poltrona bergère da lettura, della nonna di Nicola.
Bicchierino usato per il caffè, fa parte di una delle collezioni di Nicola, ricordi di famiglia e risultato delle ricerche nei mercatini.

 

 

HOME RITUALS torna prossimamente con il penultimo episodio e l’ottavo ospite.
Trovate QUI il primo appuntamento da DWA Design Studio, QUI il secondo, nella casa bolognese di Rossella Cardone e QUI il terzo, da Alessandro Gottardo, QUI il quarto con Nadia e Lorenza da Casa Tuja, QUI il quinto da Matteo Cassina e QUI il sesto da Cecilia Pirani.

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