Partnership Pubblicizzata con GAGGIA Milano

Hosted by Cecilia Pirani

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Cecilia è la sesta ospite di HOME RITUALS, il progetto in collaborazione con GAGGIA Milano realizzato con Barbara Mantovani, in cui Casamenu racconta un tipico rito quotidiano: la pausa caffè. Cecilia è architetto e, dopo aver collaborato per alcuni anni come progettista del verde e di interni, dal 2015 è un’imprenditrice e il direttore creativo di Palorosa, il suo brand di borse e accessori realizzati in plastica riciclata e intrecciati a mano, con sede a Milano e produzione in Guatemala. Chi segue Casamenu fin dall’inizio si ricorderà del servizio che avevamo dedicato al lavoro di Cecilia - lo trovate QUI - perchè siamo da sempre interessate al mondo della cucina nel senso più ampio del termine, oggettistica compresa, ma soprattutto amiamo da sempre lo stile di Cecilia. Palorosa infatti produce anche una linea di oggetti per la tavola, tra cui cesti, tovagliette americane e piccoli contenitori versatili, che si sposano bene sia con la mise en place che con le piante da interni di dimensioni contenute, diventando il perfetto porta vaso colorato dove alloggiarle.

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Cecilia, ci racconti qualcosa di più di Palorosa? Palorosa è un progetto che mi ha permesso di sviluppare un rapporto creativo con la cultura artigianale della tessitura del Guatemala e la creatività e cultura del design italiano, dando vita a una collezione al contempo minimale, contemporanea e artigianale.L’identità del marchio riflette molto la mia ricerca e passione per i colori, così come per l’essenzialità, e l’attenzione alla praticità nell’uso quotidiano, tutto in formato borsa!”

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Da quanto tempo vivi in zona Paolo Sarpi?“Vivo qui dal 2008. Ai quei tempi iniziavo a lavorare in uno studio di architettura del paesaggio non lontano da qui.L’appartamento si trova in una casa di ringhiera di fine ‘800 all’inizio del quartiere di Chinatown, una zona di Milano che mi piace molto.Ci passavo spesso quando ero piccola e devo dire che è cambiata nel tempo, pur conservando quel sapore e l’atmosfera di un altro mondo e restando un quartiere a dimensione d’uomo. Esistono ancora botteghe artigianali e storiche, negozi di verdura, di cassette, biciclette, gallerie d’arte contemporanea, e nuovi spazi, milanesi, cinesi, e non solo, in un mix di culture.Negli ultimi anni si coglie qualche segno di integrazione e una maggiore vivibilità: la via principale è diventata pedonale e forse ci sono fin troppi ristoranti e negozi dedicati al mondo del food, ma amo che ci sia sempre tanto dinamismo e persone in giro tutto l’anno.Passeggiare qui la mattina durante la settimana è molto bello… ovviamente con il sole! E di casa tua, cosa ti piace?“Oltre del quartiere, sono innamorata di casa mia: un trilocale di circa 60/70 mq dai soffitti alti, nessuna porta, una luce molto bella, ampie pareti, silenzioso. Lo spazio ideale per ospitare me, i miei oggetti (che nel corso degli anni sono molto cambiati!), le mie riviste, le mie ceste, gli amici.Mi piace che si passi da una cucina a vista per poi arrivare al living, lo spazio che amano un po’ tutti, fino ad arrivare alla camera. Questa casa trasmette molta pace. Sarà il bianco, i colori tenui, i materiali…”

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Sei intervenuta con una ristrutturazione?“Sono intervenuta pochissimo. Ho reso il tutto il più minimale, essenziale, ma accogliente possibile. La resina grigia in bagno, una micro cucina a vista, bianca e color crema, di cui ho mantenuto il piano di lavoro in legno lasciato dal precedente proprietario, e in cui ho inserito delle mensole bianche per avere tutto lì, a vista.Amo avere materiali diversi, forme diverse, tutto in un ordine un po’ spontaneo, che fanno sempre da sfondo nella nicchia.E poi ho pochissimi elettrodomestici, giusto quelli essenziali. Il frigorifero e la lavastoviglie però sono mimetizzati e sono nascosti da ante in legno nell’angolo di fianco al tavolo da pranzo.” Oltre al bianco che materiali e che colori hai scelto?Legno e acciaio inox. Ho aggiunto anche dei punti di verde, tra tazze e ceramiche, della terracotta chiara e del bambù.”

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Che caratteristiche doveva avere la cucina? Non doveva avere pensili, ma mensole, e doveva essere compatta, minimale e funzionale.Mi piace che la cucina sia integrata in un altro ambiente.Se posso sognare, vorrei un’isola e degli sgabelli, e forse più spazio per attrezzarla e contenere piatti, piattini, bicchieri che ho collezionato e acquistato in questi anni.” Com’è il tuo stile in cucina?Attento, essenziale, minimale e accogliente. La cucina, come ogni spazio, deve essere un contenitore di qualcos’altro. Prediligo il bianco e materiali naturali perchè ti lasciano molta libertà e ti donano pace.” Cosa non può mancare in cucina? “Nel suo essere compatta, trovo molto comodo il piano di lavoro un po’ più alto e profondo del normale, e che la cucina sia a diretto contatto con il resto del living.“

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Hai un oggetto del cuore in cucina? “Difficile sceglierne solo uno!Primo in assoluto, il set di tazze verdi di ceramica opaca opera di un designer di Lisbona, acquistate tanti anni fa a Milano da Rossana Orlandi. Le conservo con grande cura e le uso tutti i giorni per il caffè.Come secondo oggetto scelgo la lampada Bellhop di Flos, che gira per casa, dal tavolo in cucina, alla mensola, al soggiorno e via via così.Infine, una mini spatola nera di silicone di Muji, di cui non posso fare a meno. Non cucino tantissimo, ma questo è un utensile indispensabile!”

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Hai un’ossessione in cucina? La mise en place e la cura nel cucinare anche le cose più semplici, per me o per i miei ospiti.Amo piatti, piattini, bicchieri, bicchierini, tazze e tazzine, posate, vecchi cucchiai, utensili in acciaio, in legno, tutto quasi rigorosamente bianco o nelle infinite nuances naturali, in diversi materiali.”

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Qui a casa hai una macchina per il caffè: come deve essere? Ho diverse caffettiere per preparare il caffè filtrato, tra cui una splendida in pyrex degli anni 60 che era di mia nonna e che tengo sul ripiano alto della nicchia, e una di ceramica, comprata di recente ad Antigua Guatemala, che oggi è sul tavolo in cucina.Quando invece voglio essere più tecnologica uso una nuova macchina automatica, specializzata per preparare il caffè americano, che con la bella stagione e soprattutto in estate, la mia stagione preferita, è favolosa per il caffè freddo! Quanto incidono design e tecnologia nella scelta di una macchina per il caffè?Per quanto mi riguarda, il design incide, sì! Mi interessa in relazione alla funzionalità e al minimalismo dell’oggetto, che si tratti di un prodotto artigianale o meno.Per esempio, il classico bollitore con uccellino è molto riconoscibile, super funzionale, alleato nel creare il caffè filtrato quando ho un po’ più di tempo da dedicargli.Invece, la macchina automatica mi permette in poco tempo di personalizzare il caffè in base al gusto che desidero e al momento della giornata in cui lo preparo.” Il momento che dedichi al caffè è quindi un rito quotidiano?“Assolutamente sì, ma devo dire solo negli ultimi anni!È diventato un momento sospeso, che inizia a scandire il tempo e la routine giornaliera. È un rito casalingo, ma non per tutti i giorni.Alterno il caffè fatto con tutta calma a casa mentre mi preparo e guardo qualche email, al caffè preso nella torrefazione qui vicino, Hodeidah, la più buona che c’è!”

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Come prendi il caffè e quale scegli? “Prima ero una grande appassionata di tè, ora sono una super appassionata di caffè americano, filtrato o lungo, sempre amaro.Il mio sogno è berlo tutti giorni con la focaccia ligure, la mattina, come faccio nella torrefazione di cui vi parlavo.D’estate e nelle belle giornate, poi, lo bevo sempre con un po’ di ghiaccio e del latte di mandorla! Hai un ricordo o un aneddoto legato al prendere il caffè?Nella casa di famiglia, dove sono cresciuta, sia a Milano che in Guatemala, abbiamo sempre avuto la macchina per il caffè americano, quello classico dei diner, sempre pronto, sempre mezzo pieno.Lo preparava mia mamma e si beveva sempre accompagnato da una torta fatta in casa, come la torta di pane, o da qualche pezzettino di cioccolato, abitudine che mi è rimasta ancora oggi.Infatti lo prendo così anche in studio, in Guatemala, da Palorosa!Invece quando mi trovo a Milano, nel negozio di via Vigevano, con le ragazze che lavorano con me abbiamo l’abitudine di prendere il caffè al bar… ma a casa è tutta un’altra storia! In cosa bere il caffè a casa è un’esperienza diversa dal berlo al bar? Perché portare questo rito dentro casa?“Bere il caffè a casa significa tante cose: l’inizio della giornata, una pausa mentre sto lavorando, due chiacchiere nel weekend. Non bevo tutti i giorni il caffè a casa la mattina, ma quando succede scandisce l’inizio della giornata, è un momento di piacere mentre mi preparo. Aspetto il caffè e nel frattempo organizzo la mia giornata. La preparazione e l’attesa diventano quasi un momento contemplativo.E poi il profumo del caffè a casa! Sono affezionata alle miscele della torrefazione del cuore e a quella di una piccola finca di caffè in Guatemala…”

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Da grandi fan del suo lavoro, siamo molto felici di essere andate a trovare Cecilia anche nella sua bella casa milanese, dai soffitti altissimi, aperta e senza porte, dove le stanze si susseguono, i colori sono chiari e neutri, il bianco e il legno si alternano, insieme al contemporaneo e all’oggetto d’epoca, dove alle pareti non è previsto nessun quadro, al massimo qualche appunto scritto, ma esiste una grande libreria per contenere libri, prototipi e prove colore. Un sottile contrasto è presente tra i pochi arredi e i tanti oggetti, sempre tenuti a vista. Alcuni ricordano un altare in cui esporre piccoli ricordi di viaggio, oggetti che fanno bene, che donano serenità: libri, candele, conchiglie, piccolissimi contenitori, una bellissima lampada di Gio Ponti, opere realizzate da artisti e persino un pannello decorativo proveniente da un soffitto newyorkese... Ma per completare il racconto del suo stile spontaneo ed eclettico, manca un tassello fondamentale, impossibile da cogliere tra le righe o in una foto: il fil rouge olfattivo che lega ogni spazio vissuto da Cecilia è la nota di tuberosa che la accompagna ovunque, nel profumo e anche sotto forma di candela. L’atmosfera che respiriamo qui è un mix tra il suo showroom in via Vigevano e la casa di una ragazza che vuole essere libera, che ama viaggiare ed è pronta per fare la valigia e lasciare Milano in cinque minuti. La sua vita in equilibrio tra Italia e Guatemala è ben visibile nei dettagli, nelle belle terracotte, nel suo lavoro artigianale con Palorosa, nella ritualità della partenza e del ritorno, sentendosi ovunque sempre a casa.

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Prima di ringraziare la nostra ospite per aver preso il caffè con noi e per averci fatto assaggiare la torta di pane della sua mamma, è però necessaria una menzione speciale alla pianta assurdamente grande che abita sul tavolo della cucina, che fa da tenda e da coinquilina, e che ha letteralmente messo radici nell’appartamento di Cecilia, prendendone possesso e accogliendo chi entra in casa con le sue grandi foglie che, quando meno te lo aspetti, ti si appoggiano sulla testa cercando un po’ di tregua dalla crescita smisurata che la natura ha previsto per lei. Persino in città. A Milano! Quindi grazie Cecilia, ti auguriamo tanti caffè con la focaccia ligure per il tuo futuro, e uno speriamo di poterlo prendere presto tutte insieme!

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CONTATTI 

Palorosa

Via Vigevano 3 – Milano

Tel. 02 36513814

www.palorosaproject.com

Instagram di Palorosa

 

 

MACCHINA AUTOMATICA PER CAFFÈ – GAGGIA MILANO

Modello: macchina automatica Cadorna Prestige Over Ice, colore Moonlight Grey.

 

 

CUCINA

Frontali color crema, piano di lavoro in legno, mensole in muratura bianche

 

OGGETTI IN CUCINA

Tovagliette intrecciate nei colori Bianco e Plama, Palorosa

Lampada bianca sulla mensola nella nicchia: Bellhop di Flos (c’è una gemella color caffè sulla scrivania in salotto)

Elettrodomestici Smeg, in acciaio inox, sia il forno che i fuochi

Bollitore in ghisa preso a Milano da Kathay

Due tazzine verde smeraldo in ceramica barbotin e un set di tazze verde salvia senza manico (oggetto preferito di Cecilia)

Ceramica guatemalteca antica: piattino e ciotola con motivo a fiore, terracotta con motivo a rose, ceramica bianca di Antigua e infusore per caffè filtrato che si trova sul tavolo da pranzo

Bollitori vintage, di famiglia, e quello classico 9093 di Michael Graves per Alessi

Cestelli di bambù per cucina a vapore

Cestini colorati portafrutta o porta mestoli e porta vaso bianco per pianta piccola, tutto Palorosa

 

SOPRA LA CASSETTIERA

Vassoio rotondo di legno DMK, piatti di metallo smaltati di giallo comprati in Guatemala, barattolo verde in vetro Croff, brocchetta in vetro anni Trenta (contenente latte di mandorla), piattino Dinnerware di Vincent Van Duysen per Serax con sopra mug in vetro Muji e cucchiaino vintage con motivo a conchiglia, vassoio Masai in alluminio lucidato di Aldo Cibic per PaolaC con sopra tazza verde salvia senza manico (oggetto preferito di Cecilia), lattiera in vetro borosilicato Piuma di Marco Sironi per Ichendorf, bicchiere da bibita in crystalline (con ghiaccio) e bicchiere in vetro borosilicato con motivo a linee verticali in rilievo entrambi di Zara Home.
Il bicchiere con il caffè con ghiaccio è Laguna di Marco Sironi per Ichendorf

 

ARREDI E COMPLEMENTI IN CUCINA

Vaso bianco di metallo sul davanzale, Arcs di Muller Van Severen per HAY

Seggioline di metallo traforato da giardino

Tavolo bianco rettangolare Melltorp di Ikea, con una super pianta, una monstera, appoggiata sopra!

Lampada da soffitto industriale color crema, Naviglio di Piero Lissoni per DePadova

 

IN SALOTTO SUL MOBILE BIANCO

Libri, candele e ceramica antica guatemalteca.
Milano, 2019 di Franco Arocha – Collage site specific realizzato con intonaco, opera del giovane artista guatemalteco.
Controssoffitto di un edificio newyorkese trovato da Rossana Orlandi.
Poetiles – Piastrella di ceramica con poesia di Pilar Bouzas & Margherita Treves

 

HOME RITUALS torna prossimamente con il prossimo episodio e il settimo ospite.
Trovate QUI il primo appuntamento da DWA Design Studio, QUI il secondo, nella casa bolognese di Rossella Cardone, QUI il terzo, da Alessandro Gottardo, QUI il quarto in Molise con Nadia e Lorenza da Casa Tuja e il QUI il quinto a Madesimo con Matteo Cassina.

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