Monica e Sergio sono i fondatori di Pijama, brand milanese di accessori in neoprene. Nato nel 2006 con una prima collezione di custodie per prodotti Apple e per proteggere i dischi in vinile durante il trasporto, oggi realizza borse, zaini e accessori e per la casa. I loro prodotti hanno pattern incredibili e sempre diversi, a volte frutto della collaborazione con altri marchi, studi di grafica e di design per progetti speciali e capsule collection. Per chi vive a Milano è impossibile non conoscere Pijama e, quando si è all’Isola, un salto nel negozio rinnovato di recente per vedere le novità è d’obbligo.

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Siete di Milano?Sergio: “Non sono di Milano, sono piacentino. Mi sono trasferito qui per l’università e ci sono rimasto per lavoro. Sono architetto di formazione e ho fatto il dj per anni.” Tu Monica invece sei milanese. Cosa ti ha fatto restare?“L’università, gli amici, il cambio che la città ha fatto rapidamente, per cui è diventata un posto dove stare. Sono una designer, avevo fondato un marchio di maglieria, Sartoria Vico, e poi è nato Pijama, proudly #madeinmilan.” Da quanto tempo vivete in questo appartamento?“Viviamo qui in zona Isola da quattro anni. Ci siamo trasferiti quando è arrivata Lisa, la secondogenita, dopo una lunga ristrutturazione.” Come sono state le vostre precedenti esperienze abitative? “Abbiamo sempre abitato in mansarde anche prima di conoscerci, adoriamo la luce e ci piace l’idea di essere proprio sotto al tetto, a contatto col cielo.”

Cosa vi è piaciuto di questo appartamento? “La zona innanzitutto, l’Isola, dove si trova anche la sede di Pijama. Ci siamo innamorati dell’appartamento a prima vista. A parte l’ampia metratura, il bello era che offriva molti scorci differenti, muri e travi storte, un bel terrazzino e un'altana, che troviamo fondamentali a Milano per avere un po’ di stacco domestico, soprattutto visti i recenti periodi di clausura e per educare i bimbi alla cura delle piante.Oltre alla casa in sé, da pochi anni c’è anche un bellissimo parco proprio sotto casa, la Biblioteca degli alberi, ideale per passare una giornata all’aperto senza dover uscire dalla città.” Quanto influisce il quartiere nella scelta di una casa? Sergio: “Per me è stato fondamentale. Era già da anni il mio quartiere, perché comunque stavo in Garibaldi e andavo al mercato del sabato. Frequentavo spesso l'Isola anche prima di trasferirmi in zona, fin dai tempi dei centri sociali e spazi autogestiti come Pergola e la vecchia Stecca degli artigiani. É un quartiere con una forte identità, a volte è quasi difficile uscirne. Ci sono ancora i vecchi artigiani, e sempre più locali e ristoranti.” Monica: “La scelta su Isola come quartiere per crescere dei bimbi, è stata del tutto naturale, spostandosi fuori da Garibaldi dove stavamo prima. Isola è stata in parte anche oggetto della mia tesi di laurea perciò è da vent’anni che ne monitoro i cambiamenti. Nella zona a oggi convivono ancora vecchie realtà con nuove, ed è il suo bello, ma purtroppo molti stanno scappando perché sta diventando sempre più inaccessibile.”

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Come dovrebbe essere la vostra casa ideale? “Lo spazio non basta mai, soprattutto con due bambini piccoli (Lisa di quattro e Michele sei anni), quindi dovrebbe essere grande. E poi la casa deve essere un rifugio.” Quali sono i pregi e i difetti di quella in cui vivi?“Questa casa col suo soffitto spiovente, per via del tetto a falda, è già di per sè molto rifugio. Il difetto è che ogni tanto prendiamo qualche testata, soprattutto Sergio.” Vi siete occupati voi del progetto di ristrutturazione? Sergio: “Il progetto distributivo e creativo l’ho seguito io in prima persona assieme a due amici e colleghi architetti, che poi si sono occupati di tutti gli aspetti di disegno esecutivo, permessi edilizi e direzione lavori.” Come avete personalizzato l’appartamento e, in particolare, la cucina? “Le linee guida sono le stesse che adottiamo anche per gli spazi di Pijama: semplicità nelle forme, utilizzo del bianco ma mai in modo freddo, cercando di dare sempre risalto materico alle superfici. Su tutte le strutture portanti infatti è stato recuperato il mattone a vista, successivamente imbiancato. Abbiamo mantenuto la struttura originale del tetto in travi di legno scuro e il pavimento originale in legno di rovere americano, che abbiamo reso più scuro, come le travi. I nuovi volumi e le partizioni interne sono state realizzate in cartongesso. Di finestra, nella falda del tetto, ce n’era una sola, noi ne abbiamo ricavata una seconda e ne abbiamo aumentato la dimensione.Altro materiale introdotto è il marmo di Carrara, non di un bianco statuario ma molto venato di grigio, con il quale sono stati realizzati alcuni arredi e partizioni, in particolare l’isola della cucina. L’altro piano cucina è in acciaio, con i frontali laccati di bianco. Il piano, il lavello e i fuochi in linea sono saldati a filo top. È davvero fantastico perchè non ci sono giunzioni, le saldature sono invisibili, quindi perfetto per la pulizia, anche se l’acciaio non è semplicissimo da pulire… restano facilmente degli aloni.Sempre in questa stanza poi sono state lasciate due pareti grezze che conservano le tracce delle tinteggiature precedenti, trovate sotto alle ultime mani di imbiancatura.

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Di cosa siete più orgogliosi?Sergio: “Delle pareti della cucina!”Monica: “Dell’isola della cucina!” Come passate il tempo a casa? Sergio: “Cucinando il più possibile, compatibilmente con gli impegni, in particolare accendendo la griglia sul terrazzo appena sbuca il sole.” Monica: “Prima della pandemia la casa era un luogo di socialità, sempre aperta agli amici… ora passo il tempo curando piante che propago per tutta la casa e raccogliendo da terra giochi dei bimbi… arghhhh!” La cucina quindi fa da aggregante, o almeno lo faceva pre-pandemia? “Sì. Con gli amici si parte sempre con un aperitivo in piedi in cucina con l’idea di sedersi poi a tavola, ma spesso si resta in cucina per tutta la cena.Anche con i bimbi cerchiamo sempre di sederci a tavola per mangiare con loro, ma a volte mangiano a un tavolino in cucina mentre noi prepariamo altro.” Chi è il cuoco di casa?Sergio: “Io sono sicuramente il più appassionato, ma le cose più “salutari" per i bimbi le cucina spesso Monica, con la quale ci alterniamo.” Monica: “Cucino basico, ma avere Sergio di fianco in cucina mette ansia da prestazione perché è troppo pignolo. E poi nemmeno la clausura per il Covid mi ha fatto venire voglia di cucinare, come invece è successo a mezzo mondo!!”

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Come deve essere la vostra cucina?“Funzionale e analogica, sempre in ordine, pulita, pronta per poter cucinare, con un bel piano di lavoro luminoso per le preparazioni, infatti quando possiamo stendiamo la sfoglia per la pasta fatta in casa.” Come avete scelto gli arredi e le finiture? Abbiamo scelto il piano in acciaio perchè, avendolo già utilizzato in precedenza, è assolutamente il nostro preferito per le sue prestazioni, e il piano dell’isola in marmo, che è un materiale che adoriamo, ci ricorda le vecchie macellerie e i vecchi tavoli col buco per riporre il matterello, tipici delle case delle nonne.

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Avete un oggetto del cuore in cucina?Sergio: “Non uno in particolare ma tutto il servizio di pentole e altri utensili delle mie due nonne, tipo il matterello, lo stampo per ravioli, i vassoietti per la pasta fresca.” Monica: “Non è inerente alla cucina, però è in cucina: il telescopio! Sono da sempre appassionata di stelle, ma purtroppo il cielo milanese offre poche serate invernali col cielo terso… Lo tengo in cucina perchè, rimanendo sempre montato, lì dà meno noia, e poi è un oggetto meraviglioso da vedere.” Cosa non può mancare in cucina?“Un piano di lavoro ampio e luminoso, un bel coltello tagliente, il pelapatate e la macchina del sottovuoto che è diventata preziosa per conservare gli alimenti, soprattutto i salumi di cui abbiamo una bella collezione.” E in generale, a casa? Sergio: “La musica.”Monica: “Il cioccolato.”

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Quello che ci ha colpito della cucina dei Pijama è prima di tutto la luce (non per nulla Sergio portava gli occhiali da sole), il colore delle pareti, le dimensioni delle travi, il bianco che non è necessariamente una scelta facile in cucina, il misterioso telescopio di Monica, e l’uso dei glitter da parte di Lisa, che anche a casa scintilla come a una serata di gala. E poi la mattinata con Monica, Sergio e Lisa si è conclusa con l’arrivo da scuola di Michele - 6 anni - che ha subito messo in chiaro che accettava di farsi fare un paio di foto in cambio di due non meglio specificate monete. Anche lui ci ha colpite.Pragmatico, spietato e adorabilmente ingeeeeeeeenuo, lo abbiamo convinto con gli spiccioli che avevamo in tasca, ma mentre credevamo di esserci accordati per il meglio, Michele ci ha subito fatto capire che non lo si fa fesso e che per gli invasori senza contanti c’è solo un saluto: un bel dito medio e ciao!Ahahah, riguardando le foto da scegliere - la trovate in copertina e qui sopra - siamo morte dalle risate. Micheleeeee, ma ti prego, non avevamo prelevato! Grazie per il gesto di pace con cui ci hai salutato alla fine, grazie a Monica, Sergio e Lisa per averci risparmiate!Ci vediamo presto, al primo giro all’Isola.

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Testo di Francesca Martinez

Foto di Cristina Galliena Bohman e di Francesca Martinez

Cucina

Su misura, dove tutti gli elementi sottopiano sono stati realizzati su disegno da un artigiano di fiducia. Frontali laccati di bianco.

Il piano, il lavello e i fuochi in linea, saldati a filo top, sono Foster. 

Il frigorifero è integrato a filo nella parete e scompare perfettamente.

L’isola è composta da lastre di marmo di Carrara spesso 2 cm (si è reso necessario un rinforzo strutturale della soletta per sostenerne il peso).

 

Finestre

Velux

 

Portavasi in neoprene

Pijama

 

Piattino di ceramica con grafica rossa

Piattino Oracolo della serie Abracadabra di La Tigre per Bitossi Home

 

Macchina per il sottovuoto

Modello VT 3113 di Laica

 

Fruttiera in rete metallica bianca

Nest di Fundamental Berlin

 

Tavolo e sedie in sala da pranzo

Tavolo modello 25 di Metrica per Desalto.

Sedie modello APC -All Plastic Chair – di Jasper Morrison per Vitra.

 

Scaffale in sala da pranzo

USM

 

Tovagliette 

Pijama

 

Brocca e bicchieri “tatuati”

Progetto di Edwin Vollenbergh (Studio Boot) per Social Label.

 

Schiscetta in metallo blu

Presa in un negozio etnico ad Amsterdam.

 

Lampada a sospensione sul tavolo da pranzo

Unfold di Muuto.

 

Vaso in vetro giallo e viola

Moroccan di Hay.

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