La nostra ospite, Rosa, ha 30 anni e ha fatto della sua passione per l’arte contemporanea la sua professione, incuriosita dai nuovi linguaggi e da come si diffondono nella società.È una curatrice di mostre che si divide soprattutto tra Milano e la Sicilia, dove passa mesi interi per lavoro, e quando torna qui, nel suo appartamento in zona piazza Prealpi, ritrova il suo coinquilino, taciturno e osservatore, ad aspettarla. Rosa, sei di Milano ma lavori tanto anche fuori, cosa ti lega a questa città? Credo che fare arte sia un’azione coraggiosa ai tempi di oggi! È dura scegliere di rimanere, ma alla fine, per le possibilità lavorative che offre come città, soprattutto nel mondo dell’arte, almeno un periodo all’anno bisogna passarlo qui. Il mio equilibro lo sto trovando nel cercare di viaggiare e di lavorare fuori il più possibile, ma considerare Milano la mia casa è la base da cui partire. Inoltre, insieme a questo lavoro è da anni che pratico yoga e ho iniziato la formazione da insegnante.“

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Da quanto tempo vivi in questo appartamento? “Ero impaziente di poter entrare ad abitare in questa casa, ma la pandemia ha rallentato i lavori di ristrutturazione. Quindi, vivo qui da meno di un anno con il mio compagno di avventure da ormai 7 anni, il mio gatto, Pablo, schivo e sospettoso come tutti i gatti sanno essere, ma affettuosissimo quando siamo da soli. E sì, sono una gattara.” Ci racconti un aneddoto legato alla tua cucina?“In effetti c’è una bella storia legata al quartiere in cui abito e in particolare alla cucina di casa, concepita e costruita su misura da Raffaella Guidobono. Per i primi due mesi sono rimasta senza, ma volevo assolutamente entrare in casa. Ormai gli impianti erano pronti e l’elettricità era allacciata, il resto poteva arrivare pezzo dopo pezzo. In due mesi sono stata invitata a pranzo e a cena a rotazione da tutti i miei “vicini” di casa ed è stato anche grazie a questa occasione che abbiamo legato. Li invitavo a mangiare qui anch’io (c’era solo il forno a microonde) e l’avventura della cucina su misura è stato argomento di chiacchiere per molto tempo e di momenti di condivisione con tutti: nello spostarla, nel metterla in ordine e nel completarla.” Come sono state le tue precedenti esperienze abitative? “Differenti. Ho abitato in tante città negli ultimi anni, spostandomi sia per studio che per lavoro: Venezia, Parigi, Palermo sono state quelle in cui mi sono trasferita a vivere. Per via del mio spirito nomade ho provato tutte le dimensioni di convivenza, come dormire sul divano, abitare con i migliori coinquilini di sempre, con la famiglia del mio ex ragazzo, ma ho vissuto anche da sola. Alla fine ho capito che amo molto abitare da sola, ho bisogno dei miei spazi. Penso sia fondamentale per tutti.Qui a Milano ho sempre vissuto in via Procaccini / Sarpi e anche nelle varie case che ho cambiato mi sono fermata lì in zona. Ora mi sono spostata un po’ ma Chinatown rimane sempre parte delle mie abitudini.”

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Cosa ti è piaciuto di questo appartamento, perché lo hai scelto? “Mi piace pensare sia stato una fortuna. Appena sono entrata, l’atmosfera anni 50 del divisorio in legno, tra sala da pranzo e salotto, mi ha colpito. L’appartamento era abitato da una signora anziana e ho scoperto in seguito che questa era stata la sua prima casa da nubile: non mi è dispiaciuta questa coincidenza. Un’altra cosa che amo dell’appartamento è la luce costante che entra dalle finestre e le cime degli alberi che si vedono da ogni lato…In bagno il fogliame mi fa addirittura da tenda della doccia!” Quanto influisce il quartiere nella scelta di una casa? Ci racconti com’è il tuo?  “Anche con la zona sono stata davvero baciata dalla fortuna. Siamo stati, devo dire, perchè in zona si sono trasferite poco prima o poco dopo di me ragazzi più o meno della mia età, milanesi, che abitavano o frequentavano tutti la mia vecchia zona di via Paolo Sarpi. Ora, a distanza di pochi mesi ho 200 amici, colleghe, ma soprattutto persone che condividono con me una forte curiosità verso il mondo e l’indipendenza nel lavoro. Stare qui è come non essere mai soli, il quartiere è diventato la mia casa, grazie a una serie d’incontri e di amici di amici. Funzionano così queste cose, no? Ho ritrovato una piccola dimensione autentica all’interno di una città come Milano, che ti fagocita.“

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Come dovrebbe essere la tua casa ideale? “Dovrebbe essere una casa sul mare, abbastanza grande e comoda da poter ospitare tanti amici, e che sia un rifugio dove stare a contatto con la natura.” Quali sono i pregi e i difetti di quella in cui vivi? Forse un paio di stanze in più non mi sarebbero dispiaciute, ma per ora va benissimo così. Ovviamente sarebbe più comodo (e più bello esteticamente) vivere in centro, in una casa di ringhiera, piuttosto che in un palazzo degli anni ’50, ma ho solo 30 anni e mi rendo conto della libertà che mi dà abitare qui.” Sei intervenuta con una ristrutturazione? A chi ti sei affidata? “Sì, ho ristrutturato la casa cercando però di mantenere lo spirito e l’assetto dell’epoca, gli anni 50. Ho quindi conservato alcuni elementi come gli infissi, il pavimento nero della sala e la grande porta a vetri che divide la zona giorno.I lavori sono stati seguiti da un’architetto, Gabriella Cassandro, e poi insieme alla designer Raffaella Guidobono abbiamo progettato alcuni elementi come la cucina e la libreria nella zona pranzo.”

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Come hai personalizzato l’appartamento e, in particolare, la cucina? La cucina è stata fatta, fino all’ultimo centimetro, su misura. Non c’è un elemento che non sia stato disegnato apposta per quello spazio, in quel colore e in quel materiale. Il risultato è il frutto di un dialogo creativo con Raffaella a cui io ho dato il via con suggestioni e colori, e lei li ha interpretati secondo i miei desideri.” Di cosa sei più orgogliosa? Eh… è la vasca da bagno Mastello di Antonio Lupi, da cui tutto il progetto della casa è partito. È il mio gioiello.” Come passi il tempo a casa? “Non so se sia per via del lavoro o della pandemia, ma in casa ci passo molto tempo. Mi piace invitare persone, anche nuove, a bere un caffè o a cena. Questo è diventato il quartier generale di donne che si scambiano consigli d’amore, ma anche di riunioni lavorative. Sento che l’atmosfera di questa casa è speciale e positiva, me lo dicono tutti, anche dopo esserci stati una sola volta, quindi spesso sono gli amici stessi che si invitano qui, e me piace accoglierli.”

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La cucina fa da aggregante? Il cibo è un aggregante fondamentale e la cucina è il laboratorio dove cerco di creare piatti buoni e suggestivi. Non sono chef, non conosco molto della cucina, ma posso dire che mi piace cucinare e sperimentare sapori nuovi… e con buoni risultati!” Hai un piatto forte che proponi spesso alle tue cene? Il curry di verdure con naan (lenticchie) e le penne lisce di Gragnano con sugo di pomodoro e il basilico. Oggi però ho preparato un Halva, un dolce mediorientale / iraniano molto semplice con acqua di rose e granella di pistacchio!” - NB: Trovate la ricetta dell'Halva in fondo all'articolo - Come deve essere la tua cucina?  “Come dicevo prima, tutto è realizzato su misura, quindi abbiamo disegnato esattamente la mia cucina ideale: dai colori caldi, che possa ospitare del verde come le piante aromatiche, e che abbia grandi piani di appoggio per cucinare, tagliare e mischiare tutto. Mi piaceva l’idea che fosse una cucina alla mia “altezza” quindi senza mensole e senza oggetti irraggiungibili. Volevo poi uno spazio per il vino buono e per i bicchieri. Ho scoperto, invitando gente, che in questa cucina possono cucinare / affettare / pulire contemporaneamente tre persone diverse, ed è lì che si crea la magia del cucinare insieme e dello scambiarsi segreti e brindisi.” Cosa ha determinato le tue scelte negli arredi e nei dettagli? L’originalità e l’unicità. Non sopporto che un mio spazio possa essere uguale a quello di chi vive a kilometri di distanza, voglio che entrare in casa sia una meraviglia continua. E poi amo i dettagli, anche se spesso sono inutili. Ho scelto Leftover perchè andava sfruttato ogni angolo, ogni nicchia e perchè sapevo che la cucina sarebbe stata prodotta su disegno di Raffaella giù a Palermo e spedita a pezzi nell’arco di due mesi, dentro suoi groupage.

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Hai un oggetto del cuore in cucina, cioè uno a cui sei emotivamente più legata? “Appeso alla parete c’è un pesciolino in ceramica dipinta a mano, è di Caltagirone. Ce n’è uno a casa dei miei genitori, è lì ancora oggi, così anche io ne ho voluto portare uno nella mia nuova casa.” Cosa non può mancare a casa tua? Una comoda vasca da bagno e una bella libreria piena di libri e cataloghi d’arte. Anche quest’ultima, dale mensole in massello tagliate a mano libera, è su disegno di Leftover. E cosa in cucina?“La base di una cucina per me è la convivialità. Essere a diretto contatto con la zona giorno è importantissimo, così da potersi sempre guardare negli occhi e chiacchierare con chi non si trova subito accanto a te, per poter cucinare senza rinunciare alla compagnia. Come aiuto in cucina, credo che il minipimer sia ciò che uso di più per le salse e una bella wok grande antiaderente è il pilastro portante della mia cucina vegetariana. Inoltre, quando compro un elettrodomestico cerco di prendere il meglio sul mercato, non voglio poi dovermi trovare nella condizione di cambiarlo dopo poco tempo. Non può poi mancare il caffè la mattina, completo di moka (sia Alessi che De Longhi), e quando voglio rimanere a letto me la porto direttamente in camera. Infine non può mancare la libertà di usare tutti gli attrezzi, di sporcare, di rompere (i bicchieri se capita) o di frugare nei cassetti utilizzando tutto quello che c’è. Non ci sono tabù, solo il piacere di creare piatti salutari e buoni.”

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Abbiamo conosciuto Rosa quest’estate e, la prima volta che siamo andate a trovarla, eravamo molto curiose di vedere una cucina realizzata artigianalmente, che osava con il colore e i materiali. Dopo una serie di rampe di scale che possono sembrare infinite se ci sono 40 gradi all’ombra (l’estate milanese…), entrare in casa è stato come raggiungere un punto panoramico al termine di un sentiero di montagna e siamo tornate a respirare e a guardarci intorno.  L’appartamento era immerso nella luce - sia benedetta la doppia esposizione - e da ogni finestra spuntavano le cime degli alberi del giardino condominiale. Una volta sedute, tutto spariva e si vedeva solo il cielo nel suo silenzio. Un venticello ci ha accolte insieme al sorriso di Rosa e agli occhi di ghiaccio di gatto Pablo, ed è scattato qualcosa. Questa casa ci è piaciuta subito, ci ha ricordato di appartamenti nord europei dalle finestre grandi, enormi, dai segni del tempo lasciati come decoro e memoria, ci ha parlato dell’entusiasmo di Rosa nel vivere la sua prima casa, che le assomiglia così tanto.  Intervistandola ci ha raccontato di come vorrebbe vivere al mare, e lì abbiamo capito che questa casa non era un belvedere in montagna, ma una nave in mezzo a un mare di verde o uno scoglio a picco sull’orizzonte. Chiaro che non possa essere così, Milano non lo consente, ma quello che ci hanno lasciato Rosa e la sua casa è la sensazione della vacanza spensierata, al sole, nel vento, felice e protetta dalle foglie delle piante che le fanno da tenda, filtrando solo le cose belle che questa oasi di pace può offrire, persino nell’inferno estivo milanese. Grazie Rosa, grazie Pablo, vorremmo tanto vedere casa vostra in inverno, ci chiediamo se ci fareste sentire ancora libere e al mare, in Sicilia, o se sapreste fare un’altra magia portandoci nei paesi del Nord…

Testo di Francesca Martinez

Foto di Cristina Galliena Bohman e di Francesca Martinez

Cucina

Modello Zero, disegnata su misura da Raffaella Guidobono e realizzata dai suoi artigiani palermitani di fiducia. Ha una struttura in ferro ed elementi in legno. Il top è in legno resinato. I dettagli del portabottiglie, del mobiletto di fianco ai fuochi e la fioriera sotto la finestra (fatta apposta per ospitare le erbe aromatiche) sono sempre in ferro.

 

Piano cottura

È a induzione (da 90cm) di Franke con una zona flex dove poter scaldare teglie o pentole più grandi.

 

Lavandino e rubinetteria

Lavandino da 80cm e rubinetto tutto di Franke.

 

Complementi per la tavola

Piatti tunisini dipinti a mano.

Le tazzine e i piccoli elementi, come ad esempio il porta uovo alla coque, sono di Solimene Vietri, sempre dipinti a mano. 

I bicchieri provengono da mercatini dell’antiquariato. Rosa li rompe e li ricompra in continuazione, quindi non usa bicchieri firmati. 

Ama le teiere e gliene hanno regalate diverse che tiene sul piano della cucina, a seconda del momento e di quale tè sceglie di bere.

 

Set di mestoli in legno

In legno di ulivo realizzati e disegnati per Rosa dal suo ex ragazzo, un architetto. Rosa li conserva e ci commenta dicendo “Li trovo molto belli e unici . Siamo d’accordo!

 

Lampada a parete sopra il piano di lavoro

Ikea, dello stesso colore delle pareti. Sembra fatto apposta, ma la lampada è stata acquistata dopo la fine dei lavori di tinteggiatura.

 

Tavolo e sedie

Vintage, originali degli anni ’50.

 

Opera all’ingresso della cucina

Luogo Sacro di Oli Bonzanigo

 

 

RICETTA PER TAR HALVA

 

Ingredienti:

1 tazza di farina

4-5 cucchiai di burro

Mezza tazza di zucchero

Mezza tazza di acqua

Acqua di rose

Zafferano

Pistacchi

 

 

Prendete mezza tazza di zucchero e riempitela con acqua calda/scaldata (circa mezza tazza) e mescolate fino a quando lo zucchero non è sciolto completamente. Aggiungere un pizzico di zafferano e due cucchiai di acqua di rose.

 

 

Prendete una padella antiaderente, rosolate il burro, aggiungete la farina, e fate un roux mescolando per 10 minuti. Prendete poi la tazza di zucchero fuso e gettatela nel roux di burro e farina a fuoco spento.  Poi riaccendere il fuoco e iniziare a raschiare l’halva e adagiarlo su un piatto lasciandolo raffreddare per 20 minuti frigo o temperatura ambiente (a seconda che la stanza sia calda o fredda).

 

 

Decorare con pistacchi e petali di rosa.

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