La cucina di oggi è quella della casa-studio di Maddalena, una giovane designer milanese che con il suo lavoro unisce il design all’artigianato o, per meglio dire, mette il design al servizio del lavoro artigianale, imparando dalla sua osservazione e dalla ricerca sperimentale su materiali tradizionali. Da sempre siamo affascinate dall’uso che fa dalla sabbia residua che si forma durante la lavorazione della pietra ollare, che Maddalena aggiunge alla porcellana creando colori e texture meravigliose per la collezione di complementi per la tavola S-POT. Dallo stesso scarto di lavorazione, la sabbia viene anche ricompattata e cotta ad altissime temperature, ottenendo una colorazione bruno-rossastra, che rende inconfondibile i piccoli vasi e i brucia essenze di cui sono disseminati lo studio e la cucina di Maddalena.  Il risultato, quindi, è che i manufatti che realizza con la pietra ollare, non solo non producono scarti, ma vengono nobilitati donandogli una seconda vita, che li mette al centro di un progetto creativo. Se non li conoscevate prima, potete vedere sul suo sito i prodotti che realizza Maddalena, in tutte le loro molteplici forme, oppure divertirvi a scovarli nelle foto che abbiamo realizzato a casa sua. Sì, sono tantissimi!

Maddalena-Selvini26.1@-Casamenu

Ciao Maddalena, ci racconti chi sei e cosa fai? “Sono una designer del prodotto con un approccio molto diretto, sperimentale e spontaneo. Mi piace conoscere a fondo le proprietà e i limiti del materiale con cui mi trovo a lavorare e tendo a instaurare un rapporto quasi empatico sia con gli oggetti che disegno che con le persone con cui mi interfaccio, dagli artigiani, ai collaboratori, ai clienti che vengono a trovarmi in studio.” Vivi in questo appartamento o è il tuo studio? “Premetto che sono nata a Milano nel quartiere di Porta Venezia. A volte se sono soprappensiero torno ancora lì e, solo quando mi trovo davanti al vecchio portone, mi accorgo di non essere tornata nella casa giusta. È strano, perché non vivo più lì da oltre un decennio e ormai sono sette anni che abito qui, eppure la mia casa è rimasta quella dove sono cresciuta. Questo posto lo vivo più come uno studio che come un luogo da abitare, chissà, forse è anche per questo che mi capita di tornare in Porta Venezia, nella casa con il lungo corridoio di parquet scuro, l’affaccio sui giardini pubblici e la radio sempre accesa in cucina...”

Cosa ti è piaciuto di questo loft, perché lo hai scelto? “È un oasi nella città, in un quartiere - Maciachini - che non ho capito subito, ma che sto imparando ad apprezzare. È molto ben servito dai mezzi pubblici, è vicino al centro nonostante si trovi sulla circonvallazione più esterna (in 10 minuti di bici sono all’Anteo!). Inoltre, è sempre più difficile trovare a Milano degli spazi così ampi e luminosi, e il fatto che sia stato costruito nei primi del ‘900 gli conferisce delle caratteristiche uniche, in particolare delle pareti esterne molto spesse, che sono funzionali per isolarmi sia acusticamente che termicamente, così che d’estate lo spazio rimanga fresco e in inverno le bollette del riscaldamento non siano mai esagerate. Infine, essendo esposta a Nord, di questa casa amo il riflesso diffuso della luce sulle pareti, perchè in un attimo diventa un set fotografico perfetto.” Se il quartiere non ha influito da subito nella tua scelta, cosa ti ha portata qui da Porta Venezia? “È stato un caso, o meglio, un’occasione. Mia mamma è ceramista e all’epoca stava cercando uno spazio per sé. Ha saputo di questo loft, le è piaciuto molto, ma era  troppo grande per lei. Era perfetto invece per me, che tornavo da anni di studio e di vita all’estero tra Olanda, Messico e Inghilterra e, una volta rientrata a Milano, non me la sentivo più di vivere con i miei. Così mi hanno aiutata ed è diventata la mia casa-studio.”

Sei intervenuta con una ristrutturazione per adattarlo alle tue esigenze?  “Quando lo abbiamo comprato, il loft era ancora un magazzino con le classiche finestrone industriali, il portone arrugginito e il pavimento di cemento. Avrei voluto lasciarlo così com’era, ma le normative non permettevano nessun compromesso, quindi mi sono affidata all’architetto Paolo Pomodoro, che è stato abilissimo nel trovare delle soluzioni che non stravolgessero la natura del posto." C'è il tuo tocco in casa e soprattutto in cucina?"Per il pavimento della cucina, ho un aneddoto da raccontare: tempo prima a un mercatino delle pulci in Olanda avevo comprato delle vecchie piastrelle nere esagonali. Fu amore a prima vista e dovetti andare più volte da questo anziano e scorbutico signore in un paese nella campagna vicino ad Eindhoven per contrattare il prezzo e architettare un imballo per la spedizione, facendomi aiutare da svariati amici che mi accompagnarono, prestarono la macchina e selezionarono con cura le piastrelle buone da una cantina buia. Alla fine però, le piastrelle non le posai, ma in compenso servirono a una signora di Milano per rattoppare un buco del suo terrazzo, dal momento che non erano nemmeno lontanamente vicine a coprire i metri quadri necessari per rifare il pavimento della mia cucina… Quelle che ho messo in seguito le dovetti acquistare nuove on-line, ma ne sono ancora soddisfatta e, probabilmente, se non fossi andata in quel mercatino olandese non mi sarebbe mai venuto in mente di usarle.” Come dovrebbe essere la tua casa ideale? “In realtà dovrebbe essere un luogo lontano dagli impegni lavorativi. Seppure questo loft sia molto grande e mi conceda tutto lo spazio di cui ho bisogno, il fatto che sia quasi completamente un unico ambiente aperto, alle volte risulta fastidioso. È un attimo trovare le squadre in cucina, dei campioni di pietra in camera da letto, o ritrovarsi ad apparecchiare la tavola sul piano di lavoro. La cosa in sé non è male, perché ogni tanto capita in maniera del tutto spontanea che i due mondi si spalleggino vicendevolmente, ed essendo la mia pratica così legata alla vita domestica, questo ha sicuramente i suoi vantaggi. Però la mia casa ideale dovrebbe avere tante porte e tante atmosfere diverse, in cucina dovrebbe esserci una finestra sopra il piano di lavoro e la sala dovrebbe essere un pò sollevata rispetto al resto dalla casa, con una bella moquette e un divano molto comodo dove addormentarmi nei momenti di relax…”

Maddalena-Selvini58@-Casamenu

E come deve essere la tua cucina? “Adorando cucinare, deve essere prima di tutto funzionale, con dei piani di lavoro ampi e liberi da oggetti. L’80% dei miei prodotti è indirizzato al mondo della cucina, mi piace poterli appoggiare sulle mensole e non sento il bisogno di nasconderli come faccio invece per il cibo, le pentole e tutti gli oggetti tecnologici di cui apprezzo molto la funzionalità, ma che non tollero vedere quando sono spenti.” Come hai scelto gli arredi e le finiture?“Come spesso mi accade, quello che c’è in cucina, è capitato un po’ per caso. Fa eccezione il piano di lavoro, che è stato progettato e costruito da un bravissimo falegname, lo stesso che ha realizzato la libreria in sala. Invece, le sedie, il tavolo e l’armadio li ho trovati usati, e molti oggetti come pentole e contenitori vari sono praticamente l’archivio dei miei viaggi, primo fra tutti il Messico, dove ho anche vissuto per qualche mese.” Hai un oggetto del cuore in cucina, cioè uno a cui sei emotivamente più legata? “Sono molto legata al mio "pestello e mortaio maialino" che comprai proprio in Messico da un’anziana signora che mi fece entrare nella sua casa, mi offrì un caffè e mi parlò del suo rapporto con l’argilla, mentre preparava la cena su un forno a legna di terra battuta. Mi ricordo che mi ci portò un ragazzo gentilissimo in motorino e che la signora, salutandomi sul portone di casa e porgendomi il mortaio, mi disse: “Que buena onda contigo!”. Fu una bella giornata e quel mortaio in “barro” (fango) lo uso sempre per macinare le spezie.”

Come passi il tempo a casa? “Quando non lavoro mi piace passare il tempo cucinando, e c’è sempre qualche ospite a pranzo o a cena (ma sarebbe meglio dire c’era, visti i tempi). Inoltre ho una coinquilina - Francesca -, due gatti - Arni e Primo - e un cane - Vanni, elencati in ordine di arrivo, che mi tengono parecchia compagnia e danno energia e colore alla casa, che è continuamente da pulire e rassettare. Oltretutto, essendo un po’ maniacale su alcune cose, mi trovo continuamente a cambiare la posizione dei mobili, così che il tempo che rimane per me lo impiego sull’amaca in giardino, leggendo o dormendo, ma soprattutto mi piace prendermelo per scappare per un po’ via di qui.” La cucina quindi fa da aggregante, ma qual è il tuo piatto forte, visto che ti piace cucinare?  “Non c’è un piatto, la mia cucina è una combinazione tra Olanda, mamma austriaca e papà molto milanese. Non seguo delle vere ricette, amo semplicemente i sapori nordici, amo l’India e l’Asia, così come amo tanto il curry. Possiamo dire che la mia sia una cucina sull’asiatico andante, fatta di improvvisazione e spontaneità, ricordi di viaggio ed esperimenti.”

Maddalena-Selvini39@-Casamenu
Maddalena-Selvini43@-Casamenu

Ogni ospite con la sua cucina ci lascia un ricordo e una sensazione precisa. Maddalena è spontanea, riservata, avventurosa, e se pensiamo ai suoi racconti, ci ha letteralmente insegnato cosa significhi cogliere le occasioni e vivere la vita prendendo il meglio di quello che ti offre.  Questo non significa accontentarsi, anzi, è un modo per scoprire cosa piace e cosa fa star bene, riconoscendolo quando lo si vede e impegnandosi per capirlo, farlo proprio e condividerlo.  Se prima eravamo grandi fan del suo lavoro, ora lo siamo anche del suo modo di prendere la vita, così sereno e in continuo fermento. Infatti a volte bisogna cercare la propria strada, altre volte è lei che ti prende con sé sotto braccio, quasi senza che ce ne si accorga. A questo abbiamo pensato, alle casualità che diventano opportunità come la sua casa-studio, alle piccole cose di cui ci si innamora e per cui si lotta anche dovendosi arrendere, come è successo per il pavimento olandese, o agli scarti che acquistano valore perchè qualcuno li ha notati e, al posto di guardarli con fastidio, ha saputo vederne le potenzialità tanto da metterli al centro del proprio lavoro, realizzando una collezione di oggetti uno più bello dell’altro.Grazie Maddalena, speriamo di sentire presto altri piccoli racconti poetici come questi!

Maddalena-Selvini28@-Casamenu

Testo di Francesca Martinez

Foto di Cristina Galliena Bohman e di Francesca Martinez

Piatti, ciotole bicchieri, etc

Collezione personale S.Pot, su disegno di Maddalena.

 

Portapane

Pan breadnest, disegno di Maddalena in collaborazione con Michele Sterchele.

 

Piano cucina

Disegno e realizzazione di Robert Bader, falegname.

 

Armadio verde

È vintage, preso a un mercatino in zona Ripamonti.

 

Sedie

Pagholz + miste varie, sempre prese nei mercatini.

 

Bilancia 

Vintage. C’è una storia dietro, ci racconta Maddalena: “Un giorno andai con le ragazze di Altatto a vedere una cucina che avremmo voluto affittare per il catering, purtroppo era un po’ piccola per noi, ma c’era questa meravigliosa bilancia e non ho resistito…”.

 

Bicchieri di vetro 

Vintage. Un ultimo racconto, un misto di caso e fortuna: “Stavo tornando a Milano dalle Langhe e vidi sul ciglio della strada, di fianco ad un cassonetto, una montagna di vecchie scatole di cartone e alcune sedia ammonticchiate. Aprii una scatola e trovai dei bicchieri arrotolati in un giornale degli anni 70, erano ancora nuovi. Li caricammo tutti in macchina, il bagagliaio era colmo di questi bicchierini da trattoria, saranno stati almeno mille e si sono rivelati utilissimi. Le sedie in seguito le vedemmo esposte al museo della Triennale e scoprimmo che erano di un architetto e designer importante, Giuseppe Pagano. Insomma, un tesoretto!”

Facebook
Twitter
Follow by Email
LinkedIn