La visita da Paolo, Silvia e Maddalena sarà una sorpresa questa volta, perchè abbiamo scelto di non mostrarvi la cucina di casa, ma quella da esterni che si trova in giardino. Spartana, funzionale, parla di estate e di vacanze estive su di un’isola mediterranea, quando invece si trova all’interno di uno spazio verde privato. Vi abbiamo già parlato della nostra passione per le case indipendenti e di quanto siano rare, e quindi speciali, in una città calda e sovraffollata come Milano, ma qui si respira anche la vita di più generazioni e di più famiglie, tanti ricordi dal passato e altrettanti progetti per il futuro. Paolo, Silvia e Maddalena vivono in una villetta costruita su progetto dell’architetto Giovanni Broglio per la Cooperativa dei Postelegrafonici, realizzato dall’Istituto per le Case Popolari ed Economiche nel 1920. Seminascosta alla vista, se la si cerca dal marciapiede, è immersa nelle stradine che ricordano l’impianto delle città-giardino anglosassoni: villette mono/bifamilari a due piani, bassa densità abitativa, piccoli giardini privati, il tutto con la volontà di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori nel contesto di una città in espansione. È la casa dei nonni di Silvia, che oggi ospita la sua famiglia e che ha conservato molto dell’aspetto originario, compreso il giardino sul retro.

I nostri ospiti sono una bellissima coppia di creativi. Si sono conosciuti al Politecnico di Milano, dove si sono entrambi laureati alla Facoltà di Design, e sono sposati già da oltre dieci anni. Paolo è co-fondatore di Studiolabo, agenzia che si occupa di design della comunicazione, autore di Fuorisalone.it e del Brera Design District, Silvia è illustratrice e grafica, si occupa di progetti di comunicazione, branding e grafica editoriale. Da quanto tempo vivete in questa villetta e con chi?"Paolo è nato in Brianza, ma frequentava da sempre Milano e ha scelto di trasferircisi definitivamente al termine degli studi in università; aveva le idee molto chiare sul suo futuro e non poteva che scegliere questa città. La sua prima casa a Milano è stata una villetta alla Maggiolina, molto vicina a questa e simile per tipologia, una casa stupenda condivisa con amici, mentre la seconda è stato un loft in Bovisa, alle spalle del Politecnico, casa in cui ha vissuto cinque anni condividendola con diversi inquilini.Silvia invece è nata qui, ha vissuto in vari appartamenti condivisi con amici, prima a Londra, poi a Barcellona e infine è tornata a Milano. Poco dopo il suo rientro, ha deciso di trasferirsi nella casa di famiglia dove è cresciuta, la casa dei nonni.A questo punto, abbiamo fatto una prima ristrutturazione del piano terra e del primo piano di casa e ci siamo subito trasferiti in questa villetta. Era il Natale del 2008."

Ci raccontate la storia di questa casa?"È stata costruita nel 1920, fa parte di un quartiere residenziale progettato dall’architetto Broglio, pensato per migliorare le condizioni di vita delle nuove famiglie di ceto medio, che nei primi decenni del secolo abitavano le case di ringhiera.Il quartiere è attraversato da viottoli privati che circondano piccoli gruppi di case monofamiliari con giardino. Il progetto del 1920 prevedeva uno scenario da favola, con piccole ville di massimo due piani, poche varianti di disegno per le facciate e una splendida cornice verde. Il nonno di Silvia acquistò una di queste casette con giardino negli anni ‘50, spostandosi da un appartamento in zona Moscova con l'obiettivo di dare un giardino privato in città ai suoi quattro figli. Questa casa è stata molto amata dalla famiglia, tanto da ospitare più generazioni, fino a oggi.Negli anni, l'ignoranza in campo urbanistico non ha graziato il villaggio, che vede ormai pochi esempi rispettosi dell’estetica originale, a discapito dell’esclusività di un modello come quello della città-giardino." Quanto ha influito il quartiere nella scelta di vivere qui?"La casa è stata determinante, più del contesto in cui è inserita, ma in ogni caso anche il quartiere ha influito molto nella scelta, perchè si trova in una posizione strategica.L’isola di 12 anni fa non era certo l’Isola di oggi. Paolo la frequentava già da metà degli anni ‘90 e, tra i diversi contrasti era per lui, insieme a Brera, uno dei due quartieri di riferimento in città.Oggi l’Isola, con la sua grande trasformazione urbanistica ancora in corso, è diventato un quartiere molto richiesto, pieno di locali e ristoranti che non rispecchiano più la sua identità storica, con i conseguenti contrasti tra i residenti storici e i nuovi avventori.In ogni caso, ritengo che vivere qui oggi sia un privilegio, perchè grazie alle importanti operazioni immobiliari realizzate in Porta Nuova, al nuovo polo di piazza Gae Aulenti e al recente parco con la Biblioteca degli Alberi, l’Isola rappresenta una cerniera, uno snodo fondamentale che collega il nostro quartiere al centro. Si raggiunge tutto comodamente a piedi o in bicicletta, anche con i bambini."

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Com’è cambiato il rapporto che avete con la casa, e con il giardino, dopo il lockdown?"Il lockdown ci ha fatto apprezzare il privilegio di avere un piccolo giardino privato in città. Abbiamo vissuto molto questa parte della casa, come mai prima d’ora. Siamo passati dall’inverno alla primavera scoprendo i tempi della natura, la maturazione delle piante da frutto (ciliegio, fico, vite americana, caco) e il ciclo dei diversi fiori. Abbiamo anche avuto degli ospiti graditi, una famiglia di cinciallegre. Il nostro rapporto con il giardino è cambiato. Valorizzandolo e curandolo maggiormente rispetto al passato, abbiamo visto che è possibile sfruttarlo tutti i giorni, per pranzo, per cena e per le merende con gli amici.Infatti la casa per noi è sempre stato un rifugio, un luogo dove stare bene e dove tornare piacevolmente, senza particolari necessità di evadere. Fanno eccezione i viaggi, che sono una parte fondamentale della nostra vita, e in cui scegliamo di prediligere il relax nelle isole del mediterraneo: Sardegna, Ibiza, Formentera e la Sicilia."

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Cosa avete modificato e come avete personalizzato la casa?"La casa ha visto due importanti interventi. Il primo è stato nel 2008, con una ristrutturazione completa e la ridistribuzione degli ambienti del primo e del secondo piano di casa. Il secondo risale al 2011, prima che nascesse nostra figlia Maddalena, con il recupero e l’ampliamento della cantina, trasformata in seminterrato abitabile. È stata una svolta per noi perchè abbiamo creato lo studio di Silvia, una sala cinema, una lavanderia e uno spazio gioco.Siamo alla vigilia della terza ristrutturazione, che speriamo possa essere l’ultima e definitiva! Prevede il rifacimento del tetto, la posa del cappotto isolante in facciata, e un piccolo ampliamento dedicato alla nuova… cucina!" Bene, quindi la cucina è al centro di un nuovo progetto! Lo è anche della famiglia?"La cucina interna è aperta sul soggiorno ed è il cuore della casa, l’ambiente che viviamo di più.Abbiamo spesso amici a cena e ci piace molto passare il tempo a casa. Ci piace uscire a cena alla scoperta di nuovi ristoranti e locali, in coppia o con gli amici, come ci piace tornare nei nostri posti del cuore. Il lockdown, però, ci ha fatto apprezzare così tanto la casa, che adesso preferiamo un take away piuttosto che uscire, così da goderci il giardino."

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Chi è il cuoco di casa? "È Silvia, Paolo è una frana. Silvia è creativa anche in cucina, riesce a trovare soluzioni anche quando il frigo piange, mixando piatti della tradizione imparati dalla nonna e nuove ricette esotiche e salutari. Tra i suoi piatti forti: cous cous/tabulè, zuppe vegetali, pollo al curry o al limone, spaghetti alla carbonara, guacamole e insalate estive. Paolo, pur non sapendo cucinare, ha comunque un piatto forte: spaghetti alla bottarga con limone, che lo lega alla sua amata Sardegna." Qual è il vostro oggetto del cuore in cucina?"Paolo è legato ai taglieri e agli strumenti da cucina in legno fatti dal papà, ebanista, che lo hanno accompagnato nella sua vita e che rappresentano l’idea di famiglia e di casa. Tra questi il coltello della polenta di Pierluigi Ghianda, sempre fatto dal papà.Maddalena ci dice: “La forchetta rossa e la grattugia del parmigiano”, perchè la diverte come oggetto e adora il parmigiano!Per Silvia sono tanti gli oggetti del cuore, avendo ereditato molti pezzi della nonna. Tra i tanti, ama in particolare i vasi di cristallo multisfaccettato, sempre pieni di fiori o di rami del giardino che teniamo sul tavolo o in salotto, come se fossimo in un negozio di fiori." Cosa non può mancare a casa vostra?"La luce, meravigliosa e privilegiata, data la posizione, ma anche la vista sul verde esterno, che cerchiamo di aumentare quanto più possibile da tutti i punti di vista della casa.Oltre a questo, gli amici storici e i nuovi amici, famiglie arrivate a vivere nel villaggio negli ultimi due anni, che hanno reso ancora più speciale la vita condivisa tra le villette e i giardini. Infine le parti comuni, due campi da tennis, i luoghi ideali di gioco e svago per grandi e bambini."

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Com’è nata l’idea di avere una cucina da esterni?"La cucina è nata nel 2012, alla fine della seconda ristrutturazione, insieme al barbecue, altro pezzo importante della vita sociale in giardino!L’abbiamo pensata semplice, efficiente e spartana. Dà libertà e ci restituisce una dimensione di vacanza.Ci piaceva l’idea di avere una struttura in cemento gettato, con una vasca e dei fuochi. L’abbiamo disegnata e fatta realizzare su misura. Abbiamo poi vinto una sfida, inserendo un piano cottura tradizionale a gas, che ha retto il (mal)tempo rimanendo inalterato grazie a un coperchio in acciaio fatto fare su misura dal fabbro.Gli sportelli invece sono stati pensati come elementi di chiusura di un piccolo deposito per gli attrezzi del giardino." Il giardino ha conservato il suo impianto originario, volete raccontarci la sua storia?"Sì, ha mantenuto l’impianto e l’identità originale del 1920 grazie al sapiente lavoro di una cara amica e architetto del paesaggio, Marianna Merisi, che ha colto appieno le nostre esigenze e il desiderio di avere un piccola giungla in città, inserendo poche ma precise piante liberty e ortensie.L’aneddoto che ci piace ricordare è legato alla proposta di matrimonio fatta a Silvia, alla fine di una cena intima in giardino (chiaramente delivery) nella primavera del 2009, che ha portato al nostro matrimonio nel settembre del 2009."

Non poteva esserci finale più romantico del sapere che questo giardino è stato testimone di una dichiarazione d’amore e che ha visto crescere una famiglia. A questo proposito, non possiamo che augurare tanta felicità a Paolo, Silvia e Maddalena per l’arrivo in autunno di una seconda bambina in casa!Il giardino e tanti pranzi sotto la vite americana vi aspettano l’anno prossimo, con un posto in più al tavolo dei nonni…Brindiamo a voi con i cocktail preparati da Maddalena e da Paolo. Il primo, delizioso e a base di acquarelli colorati, è una pozione arancione e viola che ci aspetta accanto alla sdraio, il secondo non sembra niente male, che Paolo sia una frana o meno in cucina... A presto, buone vacanze!

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Testo di Francesca Martinez

Foto di Cristina Galliena Bohman e di Francesca Martinez

Cucina

Realizzata su misura da un artigiano su disegno di Silvia e Paolo. Il rubinetto, invece, è costruito con pezzi idraulici da esterno.

 

Grande vaso verde (sul piano della cucina)

Vintage, del nonno di Silvia, usato per l’imbottigliamento del vino e trovato in cantina.

 

Sul tavolo:

Posate colorate francesi, prese da Rossana Orlandi.

Servizi della nonna di Silvia, trovati in casa e recuperati, tra cui uno per prendere il caffè.

Cucchiaini da caffè Fruit Basket di Alessi, design Sanaa.

Stoviglie Bitossi Home, con alcuni pezzi di Hay.

Bicchieri a calice intarsiato vintage, della famiglia di Silvia.

Vasi in vetro colorato Hay, acquistati da Design Republic a Milano.

Alzatina in rame, vintage.

Vasi e bottiglie in vetro multi sfaccettato vintage, dei nonni di Silvia.

Sedie pieghevoli da giardino

Sono pezzi originali francesi comprate online.

 

Sedie a sdraio arancioni

Sono americane, comprate da De Padova.

 

Tripolina bianca

È di Eligo.

 

Sedia a dondolo, su cui è seduta Silvia

È un pezzo della collezione arredo di Marni.

 

Amaca

Arriva da Jericoacoara (Brasile).

 

Divanetto in ferro dipinto di bianco

È stato recuperato, dopo averlo trovato in strada.

 

Tavolo

Originale in cemento, opera del nonno di Silvia.

 

Lampadario sul tavolo

Ricavato da una gabbietta per uccellini, regalata da una coppia di cari amici.

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