Dopo un lungo stop dovuto alla pandemia, abbiamo ricominciato piano piano a prendere confidenza con l’idea di tornare a fotografare le cucine dei nostri ospiti (l'ultima era stata quella di Isabella), ed è stato un piacere iniziare da Narguess e Michele, una bellissima coppia che si è trasferita a Milano 4 anni fa. Iraniana lei, veneziano lui, si sono conosciuti a Rimini e hanno vissuto a Santarcangelo di Romagna prima di trasferirsi qui: amiamo la loro storia! Narguess è fondatrice e designer del marchio di moda Miahatami e, nonostante parli un italiano perfetto, è nata a Tehran.Michele invece è International Business Development Director di AC Milan, con un passato nella moda e nel marketing. Hanno entrambi frequentato l’università di Bologna, nella sede di Rimini. Cittadina piccola, tanti studenti, tutti si conoscono, Narguess e Michele si sono innamorati. Dopo la dichiarazione a Capodanno 2009 non si sono più lasciati, anzi, hanno adottato cane Pedro e si sono sposati più di 5 anni fa. Oggi vivono in un meraviglioso quartiere residenziale milanese, ben servito dai mezzi, non lontano dal centro, tranquillo e vivibile, in zona Washington - De Angeli. Siamo abituate ad avere ospiti che abitano nella parte est della città, così con Narguess e Michele abbiamo avuto il doppio piacere di andarli a trovare in una parte di Milano di cui non avevamo ancora parlato e di avvicinarci alla nostra parte di città, quella sud-ovest, dove entrambe abitiamo.

Narguess, da quanto tempo vivete qui?Io vivo in Italia da 20 anni e, prima di trasferirci a Milano 4 anni fa, abitavamo in un paesino molto suggestivo, Santarcangelo di Romagna, un borgo medievale stupendo! Mio marito, da quando ci siamo conosciuti, ha sempre lavorato a Milano, ma il nostro amore per Santarcangelo ci ha portati a mantenere il nostro nido d’amore là. Quando mi sono messa in proprio e ho fondato la mia azienda, abbiamo deciso di trasferirci definitivamente a Milano.All’epoca Michele aveva un loft in via Savona, ma lo spazio non era abbastanza per viverci in 3: io, lui e il nostro cagnolino Pedro. Quindi abbiamo cominciato a cercare la casa ideale, e non appena abbiamo visto questa, ci siamo innamorati della sua atmosfera e della sua luce. Raccontaci cosa vi è piaciuto e quanto ha influito il quartiere nella vostra scelta.Una cosa che mi ha insegnato mio nonno è stato: per scegliere e per comprare una casa, devi tenere a mente 3 fattori molto importanti: Location, Location e Location. Una casa rimane un investimento, se non per chi la compra, lo è per chi la avrà in eredità. In sé, può diventare bella o brutta, dipende da come la si aggiusta e la si arreda, ma la posizione non la puoi cambiare. Quando si compra una casa, bisogna comunque valutare anche la possibilità di rivenderla o di affittarla, e una casa in una posizione pessima, non è facile da vendere, né tantomeno da affittare.Quando stavamo cercando casa, abbiamo guardato soltanto le zone che già ci interessavano, anche per non rischiare di innamorarci di una casa in una zona fuori mano o poco sicura. Dove abitiamo adesso, secondo me, è una delle zone più belle della città. Abbiamo a distanza di pochi metri tutte le comodità: supermercati, il mercato coperto di Wagner, la metropolitana, ristoranti, locali… È un quartiere residenziale, lontano dal caos, ma comunque a poca distanza dal centro città (a piedi impiego 20 minuti per arrivare in Duomo) e, a parte le distanze, è anche un quartiere molto sicuro.Quando poi abbiamo visto questa casa, ci siamo follemente innamorati del pavimento del 1940, e dei soffitti alti, per non parlare della terrazza, che a Milano è un vero lusso. Nonostante la casa sia un po’ piccola per noi, non potevamo lasciarcela scappare.

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Quindi la tua casa ideale dovrebbe essere un po’ più grande? Come dovrebbe essere? Per me la casa è quel luogo in cui non vedi l’ora di ritornare ogni volta che ne sei lontano. La vivo tantissimo e mi piace anche tantissimo avere ospiti. Soprattutto nel periodo della pandemia, ci siamo resi conto di quanto siamo fortunati ad aver scelto questo appartamento. Nonostante la metratura (circa 90 mq) e il numero delle stanze, ci ha permesso di vivere la quarantena in modo meraviglioso. La luminosità e il poter godere della luce appieno, cambiano l’umore, e le stanze arieggiate e aperte danno una sensazione di libertà, nonostante siamo stati rinchiusi per 3 mesi. Siete intervenuti con una ristrutturazione per ricavare lo spazio che vi serviva?In realtà non abbiamo fatto grandi interventi. Abbiamo solo sistemato la cucina e il bagno. Per il resto, abbiamo tinteggiato i muri e cambiato gli infissi. Siamo entrambi amanti dell’interior design, io poi nasco in una famiglia di designer e di architetti, e per questi piccoli interventi, ci siamo affidati a noi stessi. Comunque ho in mente dei miglioramenti da apportare nel prossimo futuro, per poter godere al meglio della terrazza e aggiungere una seconda camera da letto. Che cambiamenti vorreste fare in terrazza?Abbiamo avuto diverse idee! La prima era di creare un gazebo per avere più ombra, ma alla fine, il fatto che sia tutto all’aperto, mi piace moltissimo, dona molta più luce anche alla casa. Adesso invece stiamo pensando di aggiungere una struttura leggera lungo il perimetro per poter sorreggere l’illuminazione da esterni: una serie di fili paralleli con lampadine! Il momento che adoro passare in terrazza è da primavera fino a luglio… Di pomeriggio, dall’aperitivo in poi. Di sera accendiamo le candele e abbiamo delle luci nascoste tra le piante, l’atmosfera è super romantica. Ecco perché vogliamo studiare come illuminarla al meglio!

E in casa come passi il tempo?  La cucina fa da aggregante per la famiglia e per le cene con amici?Ho il mio studio in casa, e quindi passo la maggior parte del mio tempo qui, ma il momento in cui comincio a cucinare significa che ho finito di lavorare. Il cuoco di casa sono decisamente io. Mio marito, però, sa cucinare poche cose e le fa meravigliosamente. I primi di mare, sono tutte sue creazioni, e in quarantena ha scoperto anche l’amore per la pasticceria. Detto questo, rimango lo chef della casa. Mi piace moltissimo cucinare, sopratutto per gli altri, e ospitare gli amici per aperitivi in terrazza. La maggior parte delle volte mi chiedono di cucinare piatti persiani, ma me la cavo bene anche con quelli italiani, e non solo. Uno dei miei cavalli di battaglia, che fa impazzire gli amici, è il khoresht-e Fesenjoon, un tipico piatto persiano, diciamo più autunnale, che adatto all’estate che sta arrivando. È uno spezzatino di pollo con noci e melograno, che viene accompagnato con riso basmati e l’immancabile tahdig (la crosta di riso). In periodo di quarantena invece mi sono specializzata nel pane e nelle focacce. Ormai il pane lo faccio in casa e ogni weekend faccio la focaccia. Come deve essere la tua cucina?La cucina deve essere spaziosa e luminosa. Non mi interessa avere troppi apparecchi tecnologici e robot, preferisco la cucina autentica, quella delle nonne (dove si usa l'olio di gomito!) ma impazzisco se, quando sto cucinando, c’è troppa gente attorno e poco spazio per muoversi. Qui ho tutto lo spazio di cui ho bisogno e possono esserci anche 10-15 persone senza che mi dia fastidio. 

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Qual è il tuo mobile/oggetto del cuore in cucina, cioè quello a cui sei emotivamente più legata?Siamo entrambi amanti del design e del vintage, e abbiamo raccolto un po' alla volta tutto ciò che arreda la casa, quindi di oggetti e mobili del cuore ne ho tanti, ma prima di tutto c'è il quadro che ritrae lo Scià Fath-Ali Shah Qajar. È posizionato proprio davanti all’entrata della cucina e non si può entrare senza notarlo. È diventato il cuore della casa, il suo segno distintivo. Per me inoltre è qualcosa di più, è il ricordo delle mie origini, è come se ci fosse un pezzo di Iran in casa mia, a Milano. Cosa non può mancare a casa tua, e in cucina?Una cosa che non può mancare è la luce naturale, infatti da noi mancano da sempre le tende! Se invece devo scegliere un elettrodomestico che mi ha letteralmente cambiato la vita, beh, è la cara vecchia lavastoviglie. Odio lavare i piatti tanto quanto amo cucinare e, ogni volta che riempio la lavastoviglie, benedico chi l’ha inventata.Ma quello che davvero non deve mancare, sono le personalizzazioni. La casa deve raccontare chi la vive, e la mia avrà sempre dei ricordi dell’Iran e dei tappeti persiani. Amo mischiare le etnie e i tempi (come nel mio lavoro), il vintage a fianco del moderno, l’oriente a fianco dell’occidente.In cucina, invece, di certo non posso fare a meno delle mie spezie, del misto che prepara mia madre (e Dio solo sa cosa ci mette dentro), dello zafferano e della curcuma. Non possono mancare i piccoli creuset di terracotta iraniani per cuocere gli stufati e non può mancare la mia pentola di rame, che ho preso al mercato di Isfahan durante il nostro ultimo viaggio in Iran (ad aprile del 2019). Non ha nessun legame familiare, ma il riso cotto lì dentro viene uno spettacolo. 

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Avete notato in quante forme è comparso il melograno a casa di Narguess e Michele? Si tratta di un frutto molto presente nella cultura persiana: in cucina, nei giardini e terrazzi, nell’arte e nella letteratura. È una sorta di rappresentate nazionale.  Se anche voi lo amate molto, come forma decorativa e come ingrediente in cucina, sarete felici di sapere che lo coltivano sulla loro terrazza, anche con il clima di Milano. Narguess e Michele sostengono che il pollice verde in famiglia non esiste, è la casa che fa tutto da sola, sarà per la posizione del terrazzo, che viene inondato dal sole da metà mattina fino al tramonto. Fatto sta che il gelsomino che avete visto, viveva già lì con la precedente proprietaria, anche se è diventato ancora più bello da quando se ne prende cura Narguess, e con il tempo sono arrivati l’albero di amarene, la lavanda, il limone e il mandarino, le rose rosse, il basilico nero. C’è persino l’arancia amara, di cui aveva portato i semi Narguess dopo un viaggio a Tehran. A casa era solita usarla in cucina per condire il pesce, spremendocelo sopra, un po’ come noi facciamo con il limone. Ora, non tutti hanno una casa dal pollice verde, però diteci se non state anche solo sognando di cambiare casa per mettere alla prova le vostre doti da giardiniere e, a fine giornata, di accendere tutte le luci in terrazza come fanno Narguess e Michele ogni sera, per tutta l’estate.Forse non era necessaria una pandemia per accorgerci di quanto fosse importante amare la propria casa, però ha decisamente aiutato a capire quali sono le piccole fortune che rendono più felice la propria vita.

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Testo di Francesca Martinez

Foto di Cristina Galliena Bohman e di Francesca Martinez

Cucina

Realizzata su misura 

 

Quadro

Ritrae lo scià Fath-Ali Shah Qajar, è stato comprato in Iran

 

Lampadario

Maman di Seletti

 

Poltrone

Vintage, trovate nel Mercatone dell’Antiquariato, sul Naviglio Grande a Milano

 

Poltrone Credenza Hess del 1960

Trovata in un negozio di antiquariato a Milano

 

Sedie

Due di Vitra e due Villette nere prese da Cargo Milano

 

Tavolo

Edelweiss di Made.com

 

Stoviglie, ciotole e piatti da portata

Tutti comprati in vari viaggi e trovati nei mercatini. Tanti piatti provengono dall’Iran

 

Bicchieri

Set da 6 calici di cristallo da champagne, trovati da Penelope, a Milano.

 

Speaker

Marshall (a Narguess piace tantissimo ascoltare la musica quando cucina)

 

Pentola di rame

Presa al mercato di Isfahan, in Iran

 

Oliera

NB: l’olio d’oliva è il prodotto preferito di Michele. Ne usa in abbondanza e, secondo lui, tutto è più buono con l’olio

 

Ventagli 

Sono iraniani. In genere si usano per dare l’aria alla brace per cucinare il Kabab iraniano (spiedoni di carne, filetti o carne tritata, che vengono cucinati a brace). Shishkabab è un tipico kabab iraniano, e forse l’unico più conosciuto anche all’estero

 

Ciotole in ottone a forma di melograno 

Prese da Dionee Zeeen a Tehran

 

Melograni in ceramica

Vengono tutti dall’Iran, presi nei vari viaggi

 

Arredo del terrazzo

Due poltroncine, un divano 3 posti, un tavolo di legno, due tappeti da esterno. Tutto Maison du Monde 

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