Siamo in un quartiere molto amato dai milanesi, dove i nostri ospiti, i Simple Flair, hanno trovato casa. Simona e Riccardo si sono trasferiti 10 anni fa in questo loft in Porta Venezia quando, ancora studenti di architettura al Politecnico di Milano, nel 2010 hanno dato vita a un blog dedicato al design e all’architettura, che è divenuto il loro lavoro. Simple Flair è cresciuto così tanto nel tempo da essere diventato oggi una piattaforma digitale che si divide tra la produzione di contenuti per i propri canali e per le aziende, e la consulenza strategica per i clienti che vogliono affacciarsi nel digital con un’estetica contemporanea e una strategia pianificata. 

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Ragazzi, parlateci della vostra casa. Vivete qui da molto, cosa vi ha portato in questo appartamento?Rispondeva alla nostra esigenza di metratura e alla voglia di avere uno spazio fluido, dove le funzioni fossero ibride e la cucina fosse aperta h24 per i nostri amici. Ci piaceva anche l’idea che questo spazio avesse una vita precedente alla sua destinazione residenziale: proprio qui venivano infatti prodotti cappelli fino ai primi anni del Duemila. Abbiamo scelto il quartiere prima della casa, Simona viveva già in questa zona da studentessa e qui aveva trovato il suo micromondo all’interno della città.  Era già così o siete intervenuti con una ristrutturazione? Siete architetti, la tentazione deve essere stata grande.Abbiamo scelto di ristrutturare casa tre anni fa. Dopo la fine dell’università sentivamo l’esigenza di trasformare quella che era la casa di due studenti in un nuovo nido, quasi a sancire l’inizio di una nuova fase. La divisione degli spazi è rimasta sempre la stessa, ma abbiamo cambiato tutte le finiture, preferendo una superficie continua in cemento per la zona giorno e un parquet in rovere per la camera da letto. 

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Come deve essere la vostra casa ideale? Avete in mente altre modifiche?Ci piacciono i soffitti così alti, la luce che inonda lo spazio al mattino e il suo profumo prima di una cena. L’ambiente su cui stiamo ancora lavorando è la zona notte, stiamo pensando a come isolarla maggiormente dalla zona giorno, ma per ora siamo felici anche della configurazione attuale.  Come passate il tempo a casa?Durante la settimana trascorriamo poco tempo qui, ma la colazione è un momento tutto nostro durante il quale concederci un ritmo più lento, senza troppa fretta. La sera ci dedichiamo a un film o, ancora più spesso, a una puntata della serie del momento. Dura meno ed è più semplice non addormentarsi.Anche la cucina è importante perché spesso, soprattutto nel weekend, ci mettiamo ai fornelli insieme. È un momento sacro dedicato a noi. Organizziamo cene con amici, rigorosamente informali e senza ricette troppo complesse: un buon piatto di pasta e la cena è pronta.

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Come deve essere la vostra cucina? Quando abbiamo ristrutturato casa abbiamo scelto di ridurre lo spazio dedicato a questo ambiente, preferendo un salotto più grande, ma ne abbiamo studiato ogni minimo angolo per ottimizzare la capienza e in realtà alla fine siamo riusciti a mantenere lo stesso volume di archiviazione.A primo impatto tutti ci dicono che abbiamo una cucina super minimal, in realtà per noi è semplicemente la nostra cucina: qui prepariamo di tutto senza porci limiti, dal ragù alla pizza. È bianca ma super resistente e vissuta.  Cosa non può mancare?Nella nostra cucina ci sono sempre dei fiori freschi, ci piace sceglierli nel weekend, o dopo essere stati via per un viaggio, tornare a casa e comprare i fiori è un modo per riavviare la routine e prendersi cura della casa.

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Il vostro appartamento è molto fotografato e quotidianamente presente nei vostri social. Come avete scelto gli arredi e le finiture, e quali sono i vostri pezzi del cuore in cucina? Alcuni pezzi erano del cuore ancora prima di averli in casa nostra, come il tavolo e le sedie di Jean Prouvé, per altri ci siamo lasciati trasportare dall’istinto e dai viaggi, come per alcuni pezzi degli Eames dopo l’ultimo viaggio in California. Facciamo un'eccezione e usciamo per un attimo dalla cucina. Vi occupate di design e noi siamo curiose: a quali oggetti siete legati?Simona: Il mio pezzo del cuore è la lampada Tizio all’ingresso. Arriva da casa dei miei genitori e c’è un legame affettivo, era la lampada con cui giocavo da bambina quando mi sedevo alla loro scrivania ed è quella che ho usato per studiare fino alla fine del liceo. Riccardo: Il mio è un amplificatore Sony degli anni Settanta che abbiamo in salotto e che ci è stato regalato da mio padre quando abbiamo ristrutturato casa. È un pezzo che ha un’estetica molto in linea con noi e al tempo stesso è lo strumento con cui, quando viviamo la casa, riempiamo lo spazio di buona musica.

Avendo visitato case di ospiti molto attivi sui social e che aprono una finestra su di una parte della loro vita quotidiana, sappiamo già cosa aspettarci in linea di massima, come sia la loro cucina, che tipo di atmosfera si respira.  Puntualmente però la nostra percezione cambia e la casa prende vita, fa parte della persona, della coppia, della famiglia. Questa sorpresa è difficile da descrivere, ma possiamo dire che ricorda la sensazione che si ha la seconda volta che si incontra qualcuno: la prima impressione si dissolve, si allontana, e ora appaiono dettagli che non erano saltati all’occhio. Soprattutto, si ha una visione d’insieme più nitida. Per Simona e Riccardo, o meglio, per i Simple Flair la sorpresa si è fatta doppia, dal momento che avevamo visitato Riviera, il loro quartier generale e spazio creativo in zona Corso Magenta, poco dopo l’inaugurazione. Volete conoscere meglio una persona? Andate a vedere uno spazio che ha creato da sé, soprattutto quando si tratta di due giovani architetti. Lasciate che lo spazio vi parli per loro.

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Testo di Francesca Martinez

Foto di Cristina Galliena Bohman e di Francesca Martinez

Cucina

Cucina realizzata su misura in Fenix

 

Sedie e tavolo

Sedie Standard e tavolo di Jean Prouvé per Vitra

 

Accessori

Hay

 

Vaso in marmo e metallo

Bloc Studios

 

Ceramiche, piatti, bicchieri

Piatti provenienti da mercatini, ciotole dai viaggi in Giappone e Danimarca, bicchieri di Tenoha

 

Vaso – porta posate – sulla tavola apparecchiata

Lapis di Achille e Pier Giacomo Castiglioni rieditato da Cedit

 

Barattoli

Muji

 

Lampada

Parentesi di Achille Castiglioni e Pio Manzù per Flos

 

Opera in marmo

Realizzata da Simona e Riccardo con scarti della lavorazione del marmo.

 

Libro autografato

“Istruzioni per abitare la città. 1966 – 2018” di Ugo La Pietra

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